
Caratteristiche del modello
Una pianta e un prospetto, un plastico, una simulazione informatica: sono tutti modelli di architettura. Ma cosa hanno in comune? In primo luogo hanno in comune ciò che suscitano nell'osservatore: sono immagini capaci di evocare la forma e le qualità, non solo formali, dell'oggetto che rappresentano; in secondo luogo hanno in comune gli elementi che li compongono: linee, superfici, solidi; in terzo luogo consentono di intervenire sull'oggetto rappresentato con operazioni quali: la misura di grandezze lineari, di superficie o di volume; la generazione delle superfici e la loro composizione; il taglio, la compenetrazione, la deformazione dei solidi.
Quest'ultimo aspetto è il più prezioso tra tutti, per il progettista: grazie, infatti, alle immagini che materializzano la sua invenzione egli può affinare il progetto, verificarne la correttezza statica, funzionale ed estetica, apportare le modifiche che ritiene opportune fino al compimento dell'opera; in una parola, può modellare gli oggetti ideati. Perciò, anche se l'esito più evidente di un modello sono le immagini che è capace di evocare, la sua capacità più significativa è quella di generare la forma e consentirne il pieno controllo.
Sarebbe perciò errato, perché gravemente riduttivo, dire che la Scienza della rappresentazione insegna a costruire piante, prospetti, prospettive o simulazioni informatiche, poiché essa assolve, prima, un compito assai più importante, insegnando a costruire, modificare e controllare le forme tridimensionali.
Ci si potrebbe chiedere, allora, se sia più opportuno studiare prima il modo di costruire un oggetto o prima il modo di rappresentarlo, ma si tratta di una domanda senza risposta, proprio come chiedersi se sia nato prima l'uovo o la gallina. Ecco perché si dice che la Scienza della rappresentazione insegna l'arte di modellare le forme dello spazio mentre le rappresenta. Ma poiché una scelta è comunque necessaria, noi studieremo, per prima cosa, il modo di generare una vista dell'oggetto, poi il modo di costruirlo, servendoci della finestra che abbiamo aperta sul suo spazio.
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