martedì 7 ottobre 2008

Disegno: La funzione comunicativa delle ombre

Le ombre proprie e portate degli edifici mutano continua­mente nel corso della giornata, dando luogo a effetti in grado di aumentare oppure ridurre l'espressività delle forme architetto­niche e l'intelligibilità dei rapporti spaziali intercorrenti fra i vari elementi costruttivi.

Tali mutamenti sono dovuti al modificarsi della direzione e dell'inclinazione dei raggi luminosi provenienti dal sole. Infatti, in ragione dell'apparente movimento del sole da est a ovest, i raggi giungono a noi percorrendo di volta in volta traiettorie diversificate in funzione sia dell'ora, sia della stagione e sia della latitudine in cui ci troviamo. Ne consegue che per rappresentare la reale ombra propria e portata di un edificio situato, per esem­pio, a Roma, occorre fare riferimento alle carte solari. Queste consentono di conoscere, per ogni città, i valori angolari delle due coordinate necessarie a definire la posizione del sole in ciascuna ora dei quattro giorni caratteristici dell'anno solare: il solstizio estivo e quello invernale, l'equinozio di primavera e d'autunno.

Una delle suddette coordinate è l'angolo zenitale, del quale ci si serve per individuare l'altezza del sole rispetto alla linea di orizzonte e quindi stabilire l'esatta inclinazione dei raggi lumi­nosi, data l'ora, la stagione e la latitudine. Per citare qualche esempio, d'inverno la luce solare determina un angolo zenitale più acuto con il suolo e le ombre prodotte sono più lunghe di quelle estive; similmente sono più lunghe le ombre al mattino che non a mezzogiorno.

L'altra coordinata è l'angolo azimutale, corrispondente all'angolo che la direzione dei raggi luminosi forma con la per­pendicolare al quadro prospettico.

Mediante l'azimut e lo zenit si può dunque predeterminare lo specifico effetto d'ombra nel sito in cui si trova l'edificio preso in esame, alla data e all'ora desiderate.

Nella comune pratica del disegno, la direzione e l'inclinazio­ne dei raggi luminosi sono varianti che spetta al disegnatore decidere. Si tratta però di una scelta meritevole di attenta valu­tazione, in quanto la costruzione delle ombre non va ridotta alla. stregua di un esercizio grafico fine a se stesso, ma deve piuttosto mirare a far meglio comprendere la struttura formale e la collocazione spaziale degli oggetti rappresentati.

In termini di teoria dell'informazione, un “disegno con le om­bre” è in definitiva un disegno dotato di doppio potere comuni­cativo, poiché assomma in sé una doppia quantità di informa­zioni visive: una dovuta al metodo di rappresentazione utilizza­to (proiezione ortogonale, assonometrica o prospettica); l'altra dovuta appunto alle ombre, le quali costituiscono un'ulteriore proiezione, dedotta dalla prima, appositamente aggiunta per rendere più immediatamente e più chiaramente leggibile ciò che altrimenti risulterebbe confuso o soggetto a interpretazioni errate. A inizio di questa parte del libro abbiamo già avuto oc­casione di soffermarci sul genere d'informazione che può essere veicolato dalle ombre portate nelle planimetrie. Occorre ag­giungere la non minore capacità comunicativa delle ombre ap­plicate ai prospetti: l'aggetto di un balcone, la rientranza di un'apertura, la curvatura di una superficie muraria, sono tutti casi utili a dimostrare il potere d'informazione visiva posseduto dalle ombre anche nel disegno degli alzati architettonici.

Fidando nelle ombre per avere dei supplementi d'informazio­ne circa la forma e la posizione degli oggetti, partiamo dal pre­supposto, confortato dall'esperienza di ogni giorno, che le fonti di luce sono di norma situate a una certa altezza, cosicché i raggi luminosi provengono dall'alto verso il basso.

Osservate le figure: Il volto a destra è il calco di quello a sinistra, ed è quindi concavo: invece di sporgere in fuori, il suo naso, le labbra ecc., sono rientranti nel gesso. Eppure non pos­siamo fare a meno di vedere convessi entrambi i volti. Ciò di­mostra che la nostra mente, dovendo optare fra una improbabi­10 illuminazione dal basso e una ancor più improbabile faccia concava, esclude la seconda ipotesi a favore della prima (ma in realtà anche il volto a destra riceve luce dall'alto).


7 commenti:

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Anonimo ha detto...

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Anonimo ha detto...

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